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“ Ogni villaggio è il mio villaggio, ogni uomo è mio fratello „
(A. Codello)
Attualità
Dal Notiziario di Novembre 2003

SENEGAL
MOZAMBICO
ERITREA
BRASILE
    Ouro Verde
    Cachoeira de Pajeu
    Rio de Janeiro - Vila Canoas

Notizie dal comitato promotore

Incontro di riflessione con la comunità di Sant'Egidio: Quale speranza per l’Africa?
Sponsorizzazioni: un legame che dona speranza

separatore

Senegal

Attualmente il progetto di Koumpetoun, che aveva visto la realizzazione di un pozzo ad uso agricolo per irrigare particelle destinate all'agricoltura ha subito una battuta d'arresto. Infatti il GIE che lo gestisce ha dei problemi gestionali al suo interno. Gli orti, pur continuando a produrre, non sono a pieno regime ed intorno al pozzo sono sorte delle capanne per sfruttare questa risorsa d'acqua ad uso domestico. A breve è fissato un incontro con il sottoprefetto locale, i responsabili e i formatori agricoli del GIE e LVIA (ns. partner del progetto), per definire il futuro. Maggiori notizie avremo dopo la prossima visita.

Per quanto riguarda Thiafourà (progetto che prevede 2 pozzi per l'irrigazione di orti), Diakhaté, il nostro partner locale, ci ha informati di avere iniziato i lavori in agosto e di essere a buon punto sia dei pozzi che delle canalizzazioni di distribuzione e successivamente della semina per gli orti. Faremo un viaggio al 15 novembre per seguire da vicino la situazione anche perché aspettiamo che Diakhaté si rimetta da uno stato di salute non buono

Immagini del progetto

E.A. Rabajoli - A. M. Calarco

Mozambico

Le notizie che ci arrivano dal Mozambico confermano che la realizzazione del progetto sostenuto da Come Noi procede secondo il programma concordato con l'União Geral das Cooperativas (UGC), anche se fattori diversi ne hanno rallentato il ritmo, come vedremo più avanti.  

Nella cooperativa Alberto Cassimo della UGC, la seconda aiutata da Come Noi da quest'anno (la prima è stata la Guevara), sono state messe a dimora 3.000 piante di banane e 500 manghi su terreni prima incolti che sono stati resi adatti alle colture potenziando l'impianto d'irrigazione con una nuova motopompa (il pozzo era esistente). Nella stessa cooperativa si è iniziato a proteggere i terreni di proprietà con idonee recinzioni per evitare furti e danneggiamenti, purtroppo molto frequenti nelle zone rurali periferiche alla capitale Maputo.

La terza cooperativa, come abbiamo già riferito nel numero di giugno, opera nel villaggio Paulo Samuel  Kankhomba (Boane) dall'anno scorso, ma si è ufficialmente costituita con rogito notarile solo da poco tempo, dandosi lo stesso nome di Come Noi. E' stata una decisione veramente simpatica e che ci ha fatto naturalmente molto piacere, presa dalle 96 famiglie aderenti durante una assemblea plenaria nella quale sono stati pure eletti i componenti degli organi direttivi, come risulta dal verbale che ci hanno inviato in copia. (clicca qui per vedere alcune immagini)

Le notizie da Kankhomba sono confortanti. Il Centro de Saude (cliccca qui per vedere alcune immagini) continua a prestare assistenza di primo intervento o di routine, ai contadini della zona, confermandosi un valido punto di riferimento per il sistema sanitario pubblico che fa  capo all'ospedale distrettuale di Boane che della funzionalità del nostro Centro si è reso garante. Purtroppo la nuova strumentazione e le attrezzature programmati per completare il potenziamento del Centro dopo il suo ampliamento strutturale, non hanno ancora lasciato l'Italia per difficoltà burocratiche, difficoltà che si spera di poter presto superare, con il valido aiuto degli amici della "Fondazione Piccoli Ospedali".

La Refezione scolastica (clicca qui per vedere alcune immagini) continua ad essere regolarmente fornita ai 670 alunni della scuola elementare del villaggio e la frequenza alla scuola si è ormai consolidata dopo il vertiginoso incremento determinato dalla nostra iniziativa. L'unica novità è stato l'acquisto di 200 piatti nuovi per sostituire quelli rovinati. Per quanto riguarda invece la costruzione dei locali per ospitare la nuova scuola media, il programma ha subito una momentanea battuta d'arresto per ragioni burocratiche di autorizzazioni e per la temporanea indisponibilità della ditta costruttrice, a seguito di precedenti impegni. Padre Prosperino ci ha assicurato che spera di riuscire a sbloccare la situazione quanto prima.

Il settore agricoltura del villaggio si sta lentamente sviluppando, sulla base degli appezzamenti messi a coltura già lo scorso anno; purtroppo la costruzione della nuova conduttura prevista per rafforzare la capacità dell'impianto d'irrigazione, ha subito una battuta d'arresto quando già si era dato inizio ai lavori, per la tragica morte del tecnico preposto alla realizzazione dell'opera. La circostanza ha determinato l'interruzione dei lavori, in attesa di trovare un altro responsabile che gli amici dell'UGC stanno ricercando, anche se in Mozambico non è facile reperire un tecnico capace e affidabile.

Per quanto riguarda i capretti distribuiti alle famiglie della cooperativa "Come Noi", persistono e si sono aggravati i problemi sanitari già insorti nel passato; per  la loro soluzione si dovrebbero affrontare spese (veterinario, medicamenti....) sproporzionate alla resa economica del loro allevamento, per cui i responsabili della cooperativa hanno deciso di venderli. Padre Prosperino ci ha scritto che "quando termineranno le vendite, vi darò informazioni sul ricavato così che voi possiate darci utili suggerimenti".

La situazione descritta rivela un quadro in chiaroscuro che occorre acquisire con grande franchezza ma anche con grande comprensione, evitando di applicare i nostri parametri di giudizio a un contesto nel quale i valori del tempo, la capacità di programmazione, la valutazione e la priorità degli obbiettivi, hanno un apprezzamento diverso dal nostro. Vorremmo far capire agli amici che hanno avuto la pazienza di leggerci fin qui, che al contesto africano in modo particolare, va applicata quella "compassione" di cui parla l'amico della Comunità di Sant’Egidio in altra parte del bollettino, compassione che genera fedeltà e costanza nell'impegno, malgrado le inevitabili battute d'arresto o le delusioni, fedeltà come fiducia e rispetto per la loro cultura, fedeltà come disponibilità a tener conto di tempi e ritmi diversi dai nostri, specie quando si è iniziato un cammino di sviluppo verso forme di autosufficienza che richiedono non solo bilanci in attivo, ma mutamenti profondi di mentalità. I nostri interventi in Africa dovranno necessariamente mettere in conto impegni a media/lunga scadenza per accompagnare una evoluzione che non potrà che essere graduale se vogliamo veramente lavorare con loro.

Clara e Walter Cavallini

Eritrea

Francesco Tresso è tornato dall’Eritrea quando questo bollettino era già in stampa, e non abbiamo perciò un testo che ci racconta il suo viaggio.   Per una descrizione generale di quanto è in corso potete fare riferimento al bollettino di Novembre 2002 ed al notiziario Novembre 2004

 

Brasile

Don Carlo Carlevaris, il nostro instancabile “viaggiatore”, ci ha portato ancora una volta quelle notizie che sono frutto di visite di sostegno alle “persone” dei progetti, fatte con occhi di profonda amicizia: eccone il resoconto.

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Anche quest’anno ho potuto visitare i nostri progetti in Brasile.

Il Brasile vive un periodo di grandi speranze per l’elezione di un uomo del popolo, un operaio che dall’esperienza sindacalista è passato alla politica con le elezioni dello scorso anno.  
      I suoi programmi, che hanno come attenzione principale la povertà di un popolo in un ricchissimo paese, hanno posto l’obiettivo “Fame zero” per affrontare questa sperequazione di livelli di vita tra i favelados delle grandi città e i “signori” della terra che non coltivano.  
      Questo clima di speranza lo abbiamo vissuto nel contatto con i “nostri” contadini che, con il pezzo di terra che abbiamo loro fornito in uso, hanno trovato la serenità e una stabilità familiare che li lega ad un progetto economico e morale che avrà maggiori garanzie se questo governo potrà mettere in atto i programmi che si è dato per tutto il Paese.  

Di Vila Canoas riferiscono più avanti Giuliana e Franco Urani. Voglio solo manifestare la mia ammirazione per quanto la famiglia Urani sta portando avanti in questa favela che si sta trasformando in un quartiere, sia perché considerato tale anche dalla Municipalità, attraverso le opere sociali gestite direttamente  dall’ente pubblico, sia per le iniziative di ristrutturazione e abbellimento delle abitazioni. E’ veramente commovente l’accoglienza che si incontra da queste persone; un tempo ci guardavano con sospetto, ora ti abbracciano riconoscenti in questi “buchi” di case sul torrente, trasformati in piccole ma anche graziose dimore dagli interventi più recenti delle iniziative di riabilitazione dei fabbricati.  
Spero che le immagini possano dare almeno un’idea delle molte realizzazioni e dei lavori in corso.

Di Ouro Verde riferiscono Franca e Piero Caciagli, che hanno ricevuto notizie recenti da P. Massimo Bonino, da due anni parroco di Ouro Verde e Frei Gaspar.

A Cachoeira de Pajeu l’AGRICAP, la cooperativa avviata più recentemente da Sergio, procede con fatica ma con notevoli risultati. Le famiglie sono impegnate nel lavoro del campo (132 ettari) e migliorano notevolmente le loro condizioni di vita, ma crescono anche socialmente con sempre maggiori iniziative e responsabilità. La novità di quest’anno è stata la costruzione della “porcinaia”, uno stallatico per maiali in cui sono “alloggiati” maiali di proprietà di dodici famiglie che se ne prendono cura.  
     Accanto all’attività agricola sono nate iniziative nel campo informatico per giovani, si sono sviluppati i laboratori di falegnameria, orticoltura, cucito, bordato e dipinti su stoffa.  (clicca qui per vedere alcune immagini relative alle realizzazioni di Cachoeira)
     Sergio sta guardando all’altro Comune di cui è parroco, e potrebbe proporci nuove iniziative sociali. Non intendiamo fermarlo e deluderlo.

Franco e Giuliana Urani ci tengono al corrente degli sviluppi del progetto della favela di Vila Canoas, a Rio de Janeiro, che Come Noi, anche senza un coinvolgimento economico, continua ad appoggiare.

Cari amici, stiamo proseguendo con intensità le nostre azioni per il consolidamento di Vila Canoas. In particolare, seguendo le pressanti richieste della Comunità, abbiamo accelerato le operazioni di restauro e ristrutturazione che ammontano nel semestre a oltre 150. Il desiderio generale è quello di abitare in casette decenti e sane, sia pure di 15 m2 nella maggioranza dei casi.

L’operazione è stata affidata a ISAIAS MACHADO che, per oltre 8 anni, è stato validissimo Presidente della Comunità e che ha optato di rinunciarvi per potere dedicarsi esclusivamente a questa operazione che richiede grande professionalità e conoscenza della comunità. Per ogni residenza viene fatto un progettino, si istruisce il personale addetto della famiglia residente, e, nel caso che non ci sia, si indicano i professionisti della Comunità che cooperano all’operazione; si forniscono gratuitamente le impalcature. Inevitabilmente, oltre al risanamento delle case, dobbiamo intervenire, quando necessario,-sempre e solo con materiale di costruzione – su rinforzi alle fondamenta, riparazione o ricostruzione di accessi ed anche ponticelli spazzati via dalle piene periodiche.

Si tratta quindi di un’azione in profondità che dovrebbe idealmente riguardare – prescindendo da alcune situazioni privilegiate – circa 400 case della Comunità, sia per il restauro esterno che per la ristrutturazione interna (quindi 800 operazioni), più delle azioni connesse come sopra indicato, con intervento finanziario per i materiali che non sappiamo fino a che punto potremo sopportare.

Il consuntivo del nostro PIANO DI CONSOLIDAMENTO alla data del settembre 2003 è il seguente:

·         Gestione del Centro Para Ti di supporto scolastico per 80/100 bambini dai 7 ai 14 anni, del quale abbiamo iniziato le opere di restauro e della BIBLIOTECNA (attività di informatica, internet e biblioteca);

·         Coordinamento con tutte le altre iniziative sociali comunitarie sorte con la riabilitazione;

·         Prosecuzione delle sponsorizzazioni a livello di 350 bambini;

·         72 borse di studio a liceali e universitari;

·         riscatto di 18 abitazioni in affitto e donazione di altre 18;

·         opere di risanamento delle abitazioni, con 109 operazioni di restauro esterno, 146 ristrutturazioni interne, ricostruzione di 3 ponticelli e rinforzo di alcune fondamenta, con apporto dei soli materiali di costruzione.  

Alcune immagini potranno darvi un'idea di come sta cambiando la favela.

 

Da Ouro Verde

L'attività dell' ACOP, la cooperativa di Ouro Verde de Minas nostro primo progetto in Brasile, prosegue abbastanza regolarmente, con qualche problema di riconversione delle coltivazioni, dato la scarsa remuneratività del caffè.

Nell'attività della "Casa Come Noi", aiuto ed assistenza ai bambini più poveri di Ouro Verde, è in atto un profondo processo di trasformazione. Le attività assistenziali ed educative sono sempre proseguite in questi anni, ma con qualche difficoltà legata soprattutto al rapido ricambio delle suore che gestivano le attività.

Recentemente, l' ACOP si è fatta carico della gestione delle attività di Casa Come Noi costituendo un comitato di gestione, specifico per tale iniziativa, comitato di cui fanno parte alcuni soci, le suore ed il parroco di Ouro Verde. Il Comitato ha elaborato un progetto socio‑educativo molto articolato, che ci ha presentato e che siamo stati ben lieti di poter accogliere e finanziare.

Il progetto si propone di :

- introdurre i bambini all'osservazione ed alla valorizzazione della natura, attraverso la coltivazione dei vegetali nell'orto e l'allevamento di piccoli animali

- sviluppare le capacità di lettura e scrittura, in appoggio alle attività scolastiche, la socializzazione, la coordinazione motoria, la creatività, la capacità di lavorare in equipe

- migliorare la disciplina, il senso di responsabilità e l'equilibrio psico‑fisico dei bambini e dei ragazzi attraverso il gioco educativo e la ricreazione guidata 

- migliorare l'igiene e la alimentazione dei bambini e dei ragazzi

Si intende perseguire tali obiettivi mediante i giochi educativi e la ricreazione guidata, il coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi nelle attività di coltivazione degli ortaggi e nell'allevamáto di piccoli animali, proponendo attività differenziate per le varie fasce di età. Si offre inoltre una refezione giornaliera a ciascun partecipante e si cerca il coinvolgimento delle famiglie dei bambini e ragazzi coinvolti, mediante visite da parte dei responsabili del progetto

A noi sembra una svolta di mentalità molto importante, siamo ben lieti di poter dare una mano.

I bambini, ragazzi e preadolescenti coinvolti nel progetto sono al momento 42, suddivisi nei due turni del mattino e del pomeriggio. La frequenza varia molto da uno all'altro ragazzo e dipende dai giorni: sono frequenti i casi di genitori che portano con sé i figli nel lavoro dei campi, in certe giorni o in certi periodi dell'anno, o li mandano a lavorare con altri o li affidano a parenti che abitano lontano mentre loro lavorano da altre parti.

Alcune attivitá che si pensava di realizzare, al momento sono ferme: carpenteria, calcio, scuola di 'capoeira'. Alcune sono in corso regolarmente: orto, ricamo, doposcuola, ludoteca. Ne sono sorte altre che non erano presenti nel progetto iniziale: pittura di ceramica e pietre, disegno, chitarra.

L'attività è seguita con molta attenzione dal nuovo parroco di Ouro Verde e di Frei Gaspar, Don Massimo Bonino, da circa due anni in Brasile e da un po' più di un anno parroco. La presenza di Don Massimo è stata determinante nel rivitalizzare, assieme a suor Isolde ed ai soci dell'ACOP, una gestione che, pur essendo positiva, rischiava di perdere di incisività. In una sua recente lettera p. Massimo cosi si esprime:

'Io sogno che la casa "Come noi" così come l'ACOP possano crescere e migliorare quantitativamente e qualitativamente; è chiaro che questo non dipende solo da buone intenzioni ma soprattutto dalla presenza di persone che possano crederci e che sappiano accompagnare una possibile crescita. Non so se esistano già tali persone, ma il sogno rimane. In questa prospettiva, mi pare che dobbiamo cercare sempre di più di fare le cose "come si deve" (coscienti dei limiti di tutti, della gradualità dei passi da fare e soprattutto della priorità della persona sulle strutture) e di lasciarci dietro, nella misura del possibile, le approssimazioni e le cose lasciate al caso. Sempre rispettando al massimo l'autonomia di decisione e di realizzazione che sta nelle mani della gente di Ouro Verde, soprattutto dei soci dell'ACOP, senza intromissioni inopportune e prese di posizione intransigenti o autoritarie."

Noi tutti abbiamo un grande bisogno di persone che hanno ancora dei sogni!

 

Sabato 13 settembre: La giornata di riflessione a Sciolze

L’incontro a Sciolze, nell’atmosfera di cordiale ospitalità degli amici Cavallini, è stato un gradevole appuntamento, dopo la pausa estiva, per scambiarci notizie e commenti, e per confrontarci con altri. Il comitato organizzativo di Come Noi era presente quasi al plenum con una trentina di persone.

Abbiamo invitato il dott. Piero Bestagini e la dott.ssa Patrizia Fornara, con i quali alcuni membri di Come Noi erano già in contatto. Ambedue esponenti della Comunità di Sant’Egidio di Novara, sono stati disponibili a passare alcune ore con noi a Sciolze. Interpellati da noi sulla storia della loro Comunità ce ne hanno dato brevi cenni: nata a Roma nel ’68, per iniziativa di un gruppo di liceali alla ricerca di un modo nuovo di vivere il Vangelo, è stata creata attorno al Vangelo, alla preghiera, al servizio ai più poveri, vicini e lontani.. La comunità ora diffusa in 40 paesi, è un associazione laicale cristiana; la partecipazione, con libertà di adesione e di ritiro, comporta la fedeltà al rapporto instaurato con le comunità locali e la testimonianza di amicizia e di servizio. Non ci dilunghiamo in notizie che rischierebbero solo di essere frammentarie rimandando al loro sito internet www.santegidio.org.

Il tema proposto per la conversazione è stato: “Quale speranza per l’Africa?”  

Riassumiamo i temi salienti della conversazione, dagli appunti del dott. Piero Bestagini.

Quando si parlava, anni fa, di Paesi in via di sviluppo,c’era sottinteso il senso di uno sviluppo che dovesse coinvolgere tutto il mondo e di cui il mondo era partecipe. Ma il mondo entra nel terzo millennio senza un sogno, senza un progetto. Esiste ancora questo senso di interdipendenza? Si crede veramente ad un destino comune tra Africa ed Europa?. Ci sembra di poter notare che nel ’92, alla fine della guerra, il Mozambico era più vicino all’Italia che non oggi, nonostante più di 10 anni di pace.

Oggi l’Africa è più lontana, separata.

“L’Africa agli Africani” si dice sempre più: è la politica statunitense, ma anche la più diffusa; gli africani sentono di dover fare da soli, almeno a livello dei responsabili politici.

Il Continente africano è uscito dall’immaginario collettivo, e vi rientra solo per le brutte notizie; è il caso delle guerre in Africa occidentale, prese ad esempio di una follia collettiva, inspiegabili e senza senso, “guerre atee”, che dimostrerebbero “a contrario” la fine della storia. L’Occidente avrebbe portato via la storia nei suoi bagagli, e agli altri non resterebbe altro che la disperazione o l’inammissibile, il tragico, per rientrarvi, come se fosse l’ultima vendetta dei “dannati della terra”.

Eppure camminando per le strade delle città africane l’impressione è contraria: i giovani africani non rispecchiano questo distacco, ma anzi cercano il contatto.

Una volta era l’Europeo che aveva un’idea dell’Africa, magari parziale e da correggere, ma ne aveva una. Ora c’è un’idea dell’Europa in Africa, magari anch’essa parziale, ma esiste. Qual è?

L’emigrazione, internet, naturalmente, ma non solo. (riportiamo integralmente, in altra pagina, la lettera di Yaguine e Fodè, letta durante la conversazione, che, pur nella sua ingenuità, ci fa pensare.)

L’esperienza della comunità di Sant’Egidio in Africa è quella di poter stabilire un nuovo rapporto, una nuova partnership che consenta di vivere nel proprio paese con una nuova speranza. Ne danno testimonianza le migliaia di giovani in 30 paesi africani, che lavorano con i poveri, in comunità tutte autoctone e guidate da responsabili locali, non da bianchi, nella loro autonomia di presenza nel paese e di iniziativa, anche se legate alla rete internazionale della Comunità in uno stesso spirito e medesime battaglie e campagne mondiali. E’ possibile una comunità africana senza ambiguità di una dipendenza materiale? noi siamo tutti volontari.

“Nessuno è tanto povero da non poter far qualcosa per chi è più povero di me”; si mira allora a ricreare un tessuto di solidarietà concreta, contro l’individualismo africano che sta dilagando, senza aspettarsi tutto dall’esterno, con il risultato, nel tempo, di un reale impatto sociale e culturale. Svelare quell’energia forte e responsabile esistente, lottando con una “forza debole” contro il pessimismo, su di sé e sul proprio paese, ridando protagonismo a giovani generazioni, radunando comunità di giovani africani, o meno giovni, attorno ad obiettivi di solidarietà possibili da vivere; dando ciò che hanno: salute, conoscenze, tempo, affetto, pazienza, tenacia ecc. 

Le azioni delle diverse comunità possono focalizzarsi su:

-          incontri nelle carceri con riapertura dei processi e riscatto dei carcerati

-          bambini nei quartieri popolari (la scuola contrasta il fenomeno dei bambini soldato)

-          la distribuzione di aiuti nei disastri naturali

-          l’assistenza domiciliare ai malati di AIDS

Per noi sarebbe impossibile entrare in certi ambienti o in certi quartieri senza l’apporto dei nostri fratelli delle comunità africane, senza ricreare dei legami di solidarietà in una società frammentata, dove spesso la mentalità corrente è basata sul “si salvi chi può”.

Dobbiamo aver presente che se l’Africa esplode l’Europa non sarà esente da conseguenze (pensiamo al dramma dell’AIDS ) 

La forza di fedeltà all’Africa nasce dalla compassione: la compassione per le folle. Noi folla ricca, abituata a comprare tutto al mercato della vita, ma sfinita interiormente; le folle del sud del mondo, tanta gente povera e bisognosa, spesso nelle mani di classi dirigenti rapaci, sfruttata dai grandi interessi o dimenticata. Non ci si può abituare alla realtà di un Sud troppo povero, con troppa gente che non ha speranza per il futuro.

Cosa si deve fare? Il mondo è diventato un villaggio globale: si sa tutto in tempo reale, ma come si può reagire in tempo reale? “il dovere è di tutti …”. Nessuno può dire oggi io non sapevo. E in un certo senso nessuno può dire io non potevo. La carità tende a tutti la sua mano. Nessuno osi rispondere: io non volevo! Ebbene, oggi, quella mano è anche la nostra. Noi la tendiamo mendicando a voi…” (Paolo VI – 1966 sulla fame in India)

Forse non ci sono risposte semplici per uno scenario tanto complesso. Siamo tutti alla ricerca di soluzioni, consapevoli che non esiste la soluzione permanente. Eppure non si vive senza cercare soluzioni. Questa conoscenza senza confini rischia di stimolare le chiusure, quasi presi dal bisogno di proteggerci, non fosse che per il senso di impotenza che genera. Una conoscenza a tutto campo non pare possibile senza amore. Una grande vista senza cuore rende l’uomo strabico.

La carità deve affrontare la sfida dell’informazione, del contatto costante con il mondo lontano, dello stare alla finestra del grande mondo non con abitudine ma con amore. La comunità cristiana è così una riserva di amore, di umanità capace di non cedere alla disumanizzazione, di non passare in fretta e distratta accanto al vicino che soffre, ma anche di non ignorare chi è lontano. È la forza debole della carità.

È necessario affermare il primato del cuore quando si guarda al mondo. Il cuore inquieta i dogmi economici. Il cuore inquieta le politiche. Il cuore genera quella fantasia di cui tante volte la politica ha bisogno.

È necessario, quindi, che una seria e concreta politica verso il sud del mondo sia posta come questione morale prioritaria. Un giorno si potrà parlare dei silenzi e delle assenze di fronte al dramma umanitario di tante parti del mondo e alle guerre. È il primato del cuore che i cristiani debbono vivere: non si ha la soluzione per tutto, ma non si chiude il cuore perché ora non si ha una soluzione pronta. L’amore inquieta e ricorda. La fraternità è il sogno con cui i cristiani guardano al mondo e al suo futuro. È il sogno del regno di Dio di cui parla la Gaudium et Spes.

“Tutti i popoli sono buoni, tutte le razze, … io appartengo a tutti i popoli… l’unificazione dell’umanità è ad un tempo l’espressione e la ricerca della nostra unità perfetta in Cristo...”

La paura non ha spento l’amore: lo vediamo in tanti martiri missionari.. Nella loro morte si è sigillata quell’alleanza tra cristiani del nord e cristiani del sud, che fa sì che la Chiesa oggi costruisca un legame profondo con l’Africa, mentre il nord ricco la va dimenticando. È gente che ha testimoniato che l’amore è più forte della morte. E’ gente che non ha abbandonato le proprie comunità nel momento terribile della persecuzione, e si contano numerosi morti sia di missionari che di martiri africani. 

È importante che i lontani non siano solo un problema, ma divengano una realtà conosciuta. Bisognerebbe favorire anche ai giovani, la conoscenza diretta del sud del mondo. Un cristiano che vede in faccia e conosce gente del sud, qualunque sarà la sua storia, avrà una sensibilità alla vita religiosa e sociale fuori dalla nostra Europa. Non ho mai visto qualcuno che torni dall’Africa senza essere stato toccato da questo contatto. Bisogna riprendere a parlare dell’Africa ad un nord che la sta dimenticando e abbandonando alle sue crisi, alle sue guerre, alle sue malattie. È impensabile, e alla fine, folle, vedere un futuro del sud disgiunto da quello del nord. È una lezione di sapienza storica che la chiesa può dare alla nostra Europa.

Sponsorizzazioni: un legame che dona speranza

Germana Ferraris, dopo l’ennesimo viaggio in India, strappando il tempo ai tanti impegni familiari e torinesi, ci invia queste righe che volentieri pubblichiamo

Vorrei condividere alcune riflessioni su questi anni di impegno nelle sponsorizzazioni. Sono riflessioni nate dal contatto vero e profondo, da lontano e a volte da vicino, con le persone che di questo progetto sono i protagonisti. 

Spesso ragioniamo troppo sul significato di un progetto senza trovare risposte, forse sono come sempre le persone semplici a darci le risposte che cerchiamo.

Donare speranza. In che senso? Tutti sappiamo che da tanti anni diamo un contributo economico sicuro e concreto ad alcuni istituti, ma è forse più difficile sapere tutto quello che questo aiuto porta, molto al di là del denaro che generosamente offriamo a tutti questi bambini e ragazzi. Il nostro aiuto, la nostra fiducia e fedeltà negli anni dà speranza a chi ogni giorno si consuma nella dedizione d' amore ai piccoli e ai poveri.

Con gioia vedo che in questi anni gli istituti che seguiamo sono cresciuti in molti sensi proprio grazie al nostro aiuto che permette loro di "buttarsi" in progetti nuovi, di accogliere sempre più bambini, sapendo che c' è una base sicura da cui partire e un' amicizia fedele e fiduciosa. Il nostro aiuto dona la speranza di poter fare sempre di più! E questa stessa speranza loro la danno a me e mi da coraggio, anche quando nascono difficoltà o il lavoro mi pare lungo e burocratico. Credo che questo sia il motivo più bello che ci spinge, al di là di ogni ragionamento, incontro a questi fratelli lontani. Qualcuno può pensare che le sponsorizzazioni non finiscono mai, che sono un progetto che non porta autonomia. Nell' ambito della scuola e dell'educazione nessun progetto può finire, ma solo ampliarsi ed evolversi. Ogni singola vita che raggiunge l' autonomia è un progetto che finisce bene. Alcuni bambini devono lasciare l' istituto per problemi diversi, loro hanno comunque imparato e sono migliorati. Altri bambini sono accolti al loro posto con la speranza di una vita migliore. La vita continua e va avanti sempre.Tutti sono certamente molto grati a noi per l' aiuto, ma quello che io sento con stupore, sia da qui che quando vado da loro, è molto di più della gratitudine, è un senso bello di costruire e sperare insieme. Nel prossimo bollettino vi racconterò delle iniziative recenti di due conventi che noi seguiamo, realizzate grazie alla nostra fedeltà e alla nostra amicizia e condivise da loro con tanta gioia. Continuiamo a dare speranza ai nostri amici lontani e a ricevere la speranza che loro ci danno seguendo e realizzando nuovi sogni con entusiasmo e amore. 

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