Senegal: guardare gli altri negli occhi

A Malpensa la grande scritta AIR SENEGAL sull’aereo mi dice che sto veramente partendo per l’Africa.

La mia prima volta in questo continente

Un viaggio che ho tanto desiderato poter fare con Marco che mi ha trasmesso una passione coinvolgendomi prima di poter realizzare il mio sogno, la passione per l’Africa e l’impegno per i progetti di Come Noi. La mia esperienza con l’associazione parte dal Natale del 2016, poi il concerto in Duomo nel 2017, Un pianoforte per il Senegal, al quale lavoro con passione per l’organizzazione. Io che ho suonato il pianoforte per tanti anni, fin da bambina. Inizio così a seguire i progetti in Senegal dalle retrovie e maturo l’idea di voler partecipare attivamente.

Così il 22 maggio 2022, su quel volo per Dakar sto salendo proprio io!

Il viaggio mi cattura da subito: in volo assisto ad uno spettacolo straordinario, sotto di noi una distesa infinita dorata, la sabbia, il Sahara, un’immensità. E poi finalmente a Dakar, eccomi: Africa Africa Africa.

Sono pronta, sono emozionata, sono qui per entrare nello spirito del luogo e della gente, sono qui per cercare di portare un aiuto a queste comunità.

A Torino ho lasciato il mio mondo e i Musei Reali, dove lavoro e ho da poco inaugurato una mostra di arte contemporanea: a Dakar troverò la DAK’Art, Biennale di Arte contemporanea africana, che saprà trasmettermi molto della cultura del continente.

I miei mondi si incrociano in questo viaggio che ha dentro tre viaggi: la missione umanitaria, il nuovo continente e l’arte, che nasce sempre contemporanea e si fa racconto e testimonianza della società che la crea.

L’incontro con Comme Nous Senegal

All’aeroporto di Dakar ci aspetta Boniface: grande… in tutti i sensi. Un omone davvero cordiale che accoglie Marco con amicizia e mi fa subito sentire a mio agio. Andando verso Saly ci fermiamo alla festa della sua comunità cristiana: straordinaria! Tutti, bambini, donne e uomini, tutti sono vestiti con stoffe degli stessi colori variamente declinate in abiti, camicie, bluse. Uno spettacolo! La musica è coinvolgente e fatico a trattenermi da ballare. Mi sento già parte del luogo e della gente!

Il giorno dopo conosco gli altri membri di Comme Nous Senegal: Ibou, Francoise Dogue e il farmacista Sane e tutti insieme lavoriamo alla  pianificazione della missione: il viaggio a Marlodj.

I giorni in attesa della trasferta trascorrono attraverso le strade del Senegal, visitando le diverse realtà coinvolte nei progetti di Come Noi: le scuole dove si svolgono le visite mediche regolarmente lungo l’anno scolastico e i posti di salute (visitiamo Koutal). Raggiungiamo anche Ndiebel, percorrendo 18 km di pista da Kaolack, dove arriviamo al tramonto. Abbè Richard ci guida alla visita di un luogo, in mezzo al nulla, per certi aspetti straordinario: un collegio che accoglie durante l’anno scolastico ragazzi disagiati, 180 ragazze e ragazzi, che ci aspettano per cantare per noi: un’emozione che non si può raccontare. Marco ed io chiediamo ospitalità per la notte vivendo così in quel luogo un’esperienza davvero significativa, toccando con mano la solidarietà vera e l’ospitalità che non hanno bisogno di parole. Il giorno dopo percorriamo altri  km di pista sabbiosa, in un paesaggio sorprendente, con sosta in un villaggio con un inaspettato rigoglioso orto di melanzane, irrigato grazie a un pozzo con pompa fotovoltaica! Dove c’è acqua c’è vita.

La missione

Il giorno seguente si parte per la missione: passando a Nianing dalla surreale e fantasmagorica chiesa delle Epiphanye, arriviamo ad imbarcarci su una colorata piroga a motore alla volta di Marlodj.

I giorni nel villaggio scorrono tra la gente del posto e la piccola equipe di Comme Nous che si ritrova, sin dalla prima colazione, attorno ad un tavolo sempre imbandito in modo esemplare da Clemence (una delle 8 sorelle di Francois Dogue) e la sua squadra di aiutanti. Al dispensario affollato di pazienti  tutti sono operativi: 3 sale mediche (Marco, Sarr e Sanè), una sala farmacia (Sanè farmacista e moglie), pressioni e temperatura all’entrata (Boniface e Stefania). La fine delle giornate ci regala ogni sera una affascinante camminata sotto uno straordinario cielo stellato per tornare al nostro lodge.

La domenica assistiamo alla messa della madonna nera, con musiche tam-tam, illuminata dai colori dei meravigliosi ed eleganti vestiti delle donne del villaggio.

L’ultimo giorno la comunità prepara una festa per noi: ci attende un piazza gremita e ordinata in cerchio,con le donne sedute e suono di tam-tam. Persone, quelle, che rimangono nei ricordi: Marco che incontra ms Sory con abbracci e scambio di indirizzi, discorsi coinvolgenti del capo villaggio (purtroppo ci ha lasciati da poco), dell’Imam e di Comme Nous (Ibou, Saneè e Marco). Continua il ritmo della musica (solo percussioni) e le danze, che coinvolgono tutti noi (anche individuali!) in un’atmosfera di gioia e condivisione.

Lasciamo con nostalgia Marlodj e poi la “nostra” casa di Saly, salutiamo commossi gli amici di Comme Nous e attraverso un percorso lungo, afoso e trafficato raggiungiamo Dakar. La DAK’ART ci presenta un aspetto di creatività e bellezza della cultura africana contemporanea che traduce la semplicità dei sentimenti e la arricchisce con le sfide della globalizzazione.

Il cielo è di colore ocra, vento di sabbia.

Un viaggio difficile da raccontare… subito

Capisco Marco quando, tornando dall’Africa, mi dice che è un viaggio che non si può raccontare … subito. Vivo qualche giorno spaesata a Torino, prima di riprendere la routine e di provare a esprimere ciò che gli occhi, il cuore e l’anima hanno raggiunto in quei giorni: la dignità e le persone che si siedono sempre in cerchio, perché ognuno possa guardare gli altri negli occhi.

Di Stefania Dassi