Ancora una toccante testimonianza dalla Colombia dell’amico Franco Nascimbene

CONDIVIDIAMO CON PIACERE LA LETTERA APPENA RICEVUTA DA PADRE FRANCO.

Cari amici,
nel Vangelo di questa domenica Gesù  invitava i suoi discepoli a salire in barca per andare all’ALTRA SPONDA, dove viveva gente che non era del popolo d’Israele.
Oggi vi racconterò in che modo durante questi mesi ho cercato di raggiungere l’altra sponda, quella dei giovani drogati del nostro quartiere che, vi raccontavo nella mia ultima lettera, si riuniscono soprattutto intorno ad una panchina rossa che loro stessi hanno costruito.
Andare a visitarli richiede sempre di prepararsi caricando bene le pile, perché spesso l’incontro non é facile: a volte giungo da loro e mi ignorano, altre volte mi accorgo che quando mi vedono arrivare alcuni si alzano in piedi e si allontanano.
Alcuni però sono più accoglienti, come un gruppetto di belle adolescenti con i jeans tutti rotti e gli occhi mezzi stralunati, che hanno lasciato uno o due figli in casa della nonna per venire a drogarsi, o come tre giovani tra i più adulti con lo sguardo che fa un po’ paura, o come l’ideologo del gruppo, Dagoberto, che si dedica a mettermi al corrente sulle meraviglie che ha fatto il governo attuale della Colombia.
Vi racconto ora i tre incontri che definirei più riusciti di questi tempi.

1) Un giorno mi avvicino e Dagoberto mi dice” Padre, perché non ci racconti una parabola?”
“Una parabola?” “Sí, una di quelle che raccontava Gesú”.
Dopo aver chiesto ai ragazzi se erano interessati ad ascoltarla, ho iniziato a raccontare quella del “Buon Samaritano”. Mi hanno ascoltato con molta attenzione ed alla fine li ho invitati per un altro quarto d’ora ad approfondirla, chiedendo loro di mettersi al posto di ognuno dei vari personaggi domandandosi come avrebbero reagito se fossero stati là.

2) Un’altra volta, al giungere alla panchina rossa ho visto che Ronald (che ha una faccia da pochi amici) aveva un coltello che spuntava dai calzoni. Mi son messo a scherzare con lui chiedendogli se l’aveva portato per sbucciare la frutta. Poi, quando il suo vicino si é alzato, mi sono seduto di fianco a lui. In un momento in cui si era distratto gli ho preso il coltello e gli ho detto che sarei andato a buttarlo in un lago che c’é lì vicino prima che facesse qualche stupidaggine. “Dammi il mio coltello!” “Non te lo dò” “Dammelo!” “No!”
Poi, vedendo che si stava arrabbiando, gli ho promesso di restituirglielo dopo che mi avesse detto se pensava che portare un coltello in vista lo avrebbe aiutato a risolvere qualche problema. Mi disse che sì, gli sarebbe servito per difendersi dai suoi nemici.
L’ho un po’ invitato ad affrontare i suoi problemi in altri modi, sedendoci a dialogare e cercando soluzioni senza usare il coltello e poi gliel’ho restituito.

3) Qualche giorno fa, arrivando al loro regno, Dagoberto mi ha chiesto che andassi a celebrare lì una Messa per Donald che stava morendo in ospedale dopo che una moto gli si era avvicinata e gli avevano sparato in testa.
Siamo andati insieme a visitare la famiglia di Donald e l’abbiamo invitata a unirsi il giorno dopo ad un momento di preghiera con tutti i suoi compagni.
Il giorno dopo Donald era già morto ed allora abbiamo trasformato quel momento in una preghiera perché il Padre misericordioso lo accogliesse tra le sue braccia.
Una mezz’oretta di canti, testi biblici di speranza, preghiere spontanee e poi ho benedetto l’acqua e l’ho spruzzata sui 25 presenti che Dagoberto aveva riunito. Poi mi hanno chiesto di benedire il luogo dove gli avevano sparato ed il luogo dove lui si sedeva a fumare.
Alla fine ho detto che, se la cosa era loro piaciuta, potevamo ripetere ogni tanto momenti simili, di dirlo  a Dagoberto ed io con molto piacere li avrei accompagnati.
Che il Signore ci aiuti sempre ad andare in cerca delle “altre sponde” della nostra società per seminarvi con gioia la speranza.
Un abbraccio.
Franco